Fare il Coach di professione è una esperienza speciale per molti aspetti: uno di questi è la difficoltà di spiegare in contesti informali CHE LAVORO FAI.

Proprio durante una cena, una di quelle cene in cui conosci poche persone e ti trovi affiancato a sconosciuti, mi capitò un’esperienza significativa. Alla mia destra c’era mia moglie – in quella cena quasi totalmente concentrata in una serrata conversazione con una delle sue migliori amiche – alla mia sinistra mi trovai quello che chiamerò Giovanni (per non rivelare il suo vero nome). Giovanni era un trentenne simpatico che si presentò come “imprenditore”. Io tentennai un istante prima di definirmi Coach. Da lì una serie di scambi degna del teatro dell’assurdo:

G: Coach? Alleni una squadra?
A: Alleno la mente di imprenditori. 

G: In che senso?
A: Ho a che fare con imprenditori ed il mio obiettivo è far sì che producano di più e meglio. 

G: Bello! Se per esempio venissi da me cosa mi insegneresti?
A: Forse nulla. Ti aiuterei a definire meglio i tuoi obiettivi e capire cosa fai davvero, il che è spesso diverso da ciò che uno pensa di fare.

G: Mhh, sei una specie di saggio, come il maestro di Kung Fu Panda…
A: Eh… non ci avevo mai pensato, non proprio… 

G: Okay, ma quanto si paga?

Mi ero imbarcato in una situazione imbarazzante, che altre volte avevo evitato definendomi un consulente. A quel punto non potevo tirarmi indietro e quindi, tra un boccone e l’altro trasformai la conversazione in una sorta di seduta di coaching surreale:

A: Vedi Giovanni (era sicuramente veloce e visivo), tu sei un imprenditore. Precisamente COSA produci e per CHI? (potenza del Coaching, la situazione si ribaltò in un attimo e mi ritrovai a gestire un aspetto nuovo di Giovanni, la CONFUSIONE!)
G: Ho vari progetti: uno studio tecnico, poi mi occupo di formazione, sia sulla Sicurezza che sui soft skills…

A: Bene e quanti dipendenti hai?
G: Sono 5 ma uno è a Partita Iva. Un altro ho intenzione di mandarlo via, poi c’è una stagista.

A: E come fate in così pochi a seguire 3 business?
G: Ehm, in effetti 4 perché vendo anche materiale elettrico tramite un amico…

A: Un business a testa, quasi.
G: Ehm, sì, no…è che c’è tanto da fare…

A: Ok, Giovanni, vedo che sei molto dinamico e hai tante idee (ricalco, quello che in PNL è una forma di apprezzamento ed accordo per stabilire empatia). Qual è il tuo Business principale? (guida, in PNL il processo che porta il nostro interlocutore a valutare nuove idee o acquisire maggiore consapevolezza).
G: Bhe, sono tutti importanti. Poi devo svilupparne degli altri però fare impianti elettrici è la mia specializzazione da 15 anni.

A: E qual è, in questo campo il valore aggiunto che offri?
G: Conoscere perfettamente come deve essere un impianto elettrico per il settore ricettivo e risolvere velocemente ogni problema.

A: Ok, ti posso fare una domanda diretta? Il fatturato indicativamente ed in percentuale come lo realizzi? (sintetizzo la sua risposta arrivata dopo una serie di altre domande e calcoli fatti insieme…)
G: Credo che l’85% deriva dal fare impianti elettrici.

A: Fisicamente chi li realizza? (anche in questo caso, vari passaggi e ragionamenti e poi la risposta)
G: Io.

A: Ok, quindi mi stai dicendo che tu realizzi direttamente e da solo l’85% del fatturato. Bene! Che ne pensi? I tuoi collaboratori in cosa ti sono utili? A che serve l’ufficio se gli impianti li realizzi dai clienti?

A fine cena Giovanni – molto più consapevole – mi ringraziò e volle che ci scambiassimo i bigliettini. Poi mi informò di avere chiuso l’ufficio e per diversi mesi lavorò da casa con un PC, un cellulare ed una stampante. Quindi mi chiamò e facemmo un percorso di business coaching.

Oggi è realmente un imprenditore, si occupa di 2 business, gli impianti – che ha quasi totalmente delegato nella parte realizzativa – facendo supervisione, e corsi di formazione su come realizzare impianti elettrici per strutture ricettive. Il tutto solo per un settore, quello alberghiero della sua regione. Sviluppa un giro d’affari di diversi milioni di euro ed ha 8 dipendenti a tempo indeterminato più 2 collaboratori/partner tecnici.

Il tutto partendo da alcune domande chiave. Rivediamole:

  • COSA produci e per CHI?
  • Qual è il tuo Business principale?
  • Qual è, in questo campo il valore aggiunto che offri?

Da sottolineare, poi, che a livello di tempo e benessere è più focalizzato e sereno. Ora, non sempre basta una cena per strutturare una strategia funzionale e acquisire la consapevolezza di essere invischiati in una situazione disfunzionale, eppure il Coaching fornisce sempre questa marcia in più!

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